Fuochi, fiamme, pensili e tubature

Qualche giorno fa siamo state invitate alla festa di compleanno di un amico della Lulu. Un barbecue in giardino con un po’ di gente che conosco, così ce l’aveva presentato il tipo. E lo so che nella vostra testa adesso avete un’immagine tipo questa:

Ma un barbecue a Mosca è un’altra cosa.

Ci vengono a prendere all’uscita della metro con una macchina in cui sono seduti già in 4, e quando glielo facciamo notare rispondono ridendo: “come a Roma”. Faccio per ribattere ma poi penso che forse un po’ ce la siamo pure cercata. Saliamo (noi due riusciamo ad entrare grazie a una ragazza che sceglie di rischiare la decapitazione istantanea sedendosi sulle gambe del suo amico) e via di guida sportiva fino all’appartamento in cui ci sarà la festa.

Siamo in uno di quei palazzi sovietici in cui vivono millemila famiglie in appartamenti modulari tutti identici, ma la casa è davvero accogliente e i padroni di casa sono troppo carini e ci fanno fare il giro turistico degli acquari in cui tengono decine di micropescetti (pls notare il forbito utilizzo della terminologia ittica).

Ovviamente, come in ogni casa russa che si rispetti, c’è da togliersi le scarpe entrando. Dettaglio che, altrettanto ovviamente, io non avevo affatto considerato durante le prove vestito. Mi libero delle mie ballerine scamosciate e sono l’unica senza calzini. E con dei piedi enormi. E con delle unghie terribili. Voglio sotterrarmi. Gran bell’inizio, sicuramente in pochi minuti conquisterò tutti.

Per fortuna il padrone di casa decide che è ora di preparare il barbecue e io mi offro di aiutarlo, più che per gentilezza per avere una scusa per rimettermi le scarpe. Lo so, sono adorabile. Usciamo in giardino e ci indica il punto in cui si terrà la festa. È l’angolo più remoto del cortile condominiale, proprio accanto alle tubature dell’acqua. E a farci da tavolo l’anta di un mobile del bagno del ragazzo. Sono sempre più felice di non aver messo su la gonna elegante che avevo ipotizzato come variante ai jeans.

E poi i russi mi sorprendono ancora. Da una situazione come quella, al limite dell’igiene e della legalità, sono in grado di tirar fuori una serata indimenticabile. Gli šašliki di maiale sono deliziosi, e anche il lambrusco che ho comprato al supermercato (il mio regalo di compleanno per il festeggiato), di dubbia provenienza geografica (l’etichetta anteriore era in italiano, quella posteriore tutta in russo), adempie al suo dovere. Quando però, afferrando il quarto bicchiere, lo manco e me ne verso metà sulle scarpe nuove, capisco che è ora di passare alla Coca Cola.

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