Di come Ale divenne Anna

A due settimane dal mio arrivo sono finalmente dotata di propusk. Questo documento dal nome altisonante e vagamente obsoleto (letteralmente significa “lasciapassare”) non è altro che una tessera magnetica che serve a far aprire la porta a vetri per accedere al nostro palazzo. E in realtà è anche piuttosto superfluo, visto che accanto al lettore ottico c’è una tastiera numerica su cui si può digitare un codice d’accesso che porta allo stesso risultato: apriti sesamo!

Però non me la sono sentita di spiegare al custode che sono troppo pigra per tirar fuori la tessera dal portafoglio ogni volta che torno a casa e che comunque continuerò a digitare il codice anche soltanto per la semplice ragione che ci ho messo tre giorni a memorizzare la sequenza numerica. E così, come faccio sempre quando cerco di nascondere i miei pensieri, ho sorriso con 500 denti e accennato un gridolino euforico mentre mi consegnava il propusk.

Anna, che era con me, ha reagito in maniera identica, probabilmente per cortesia e per non farmi passare per un’italiana stramba. Mal comune mezzo gaudio.

Afferriamo i propusk, salutiamo il custode e ci avviciniamo agli ascensori, quando mi cade l’occhio sulla mia tessera: accanto alla mia foto fa bella mostra di sé il nome di Anna, mentre sulla sua svetta un tronfio “Aleksandra”. Crisi d’identità. Chi di noi è davvero chi? Che questi russi sappiano qualcosa che noi ancora ignoriamo? Mi sento una di quelle figurine che vendono in centro in cui, muovendole, alla faccia di Medvedev si sovrappone lentamente quella di Putin.

Giriamo i tacchi e torniamo dal nostro amicone. C’è un errore, gli spieghiamo. I nomi sono invertiti. Cioè, le foto sono invertite. Cioè, io non sono io, ma sono lei. Insomma, capito, no?

E arriva la lezione di cultura russa. Il tipo ci guarda tranquillo e, senza muovere nemmeno una molecola, sentenzia: “Che importa? Quello che conta è il numero della tessera, non il nome. Finché tu sei l’inquilina 538 e lei la 540 a nessuno interessa come vi chiamate”.

Così da oggi sarò 538. E già mi sento un po’ Terminator.

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6 commenti

Archiviato in Quotidianità moscovita

6 risposte a “Di come Ale divenne Anna

  1. che bello. mi fai subito venire voglia di leggere un bel romanzo russo pieno di burocrazia e vicoli ciechi.

    • alegoestomoscow

      ah, beh! di bibliografia a riguardo ce n’è quanta ne vuoi! e in alternativa basta anche solo provare a programmare un viaggio in Russia da turista autonomo!

  2. Daniela

    Ciao Ale, bello il tuo blog, ma non ho capito bene (o forse mi è sfuggito?) che lavoro fai a Mosca e quanto ci rimani.

  3. Daniela

    Ma come hai trovato quel lavoro. Anche a me piacerebbe lavorare in Russia per un periodo (non per sempre!)

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