Curre, curre, guagliò

Giorni di pioggia su Mosca (e sul resto della Russia, purtroppo).

Ieri attraversare la strada per arrivare in albergo è stata un’impresa di proporzioni epiche.

L’italica pulzella si appropinquava ad uscire dalla propria dimora moscovita per recarsi incontro agli inconsapevoli turisti che la attendevano nella stamberga russa, ignari dell’imminente scatenarsi di intemperie.

Recatasi dabbasso, l’ancella si interrogava sul da farsi rimirando con occhio vitreo le insaziabili saette che, con veemenza oltremodo inattesa, si riversavano sul suolo bagnato. Colto lo sguardo incerto della giovane fanciulla, sprovvista di ombrello e altresì di buon senso, l’impavido guardiano avanzò la sua proposta: senza ulteriore indugio l’avrebbe volentier accompagnata per passaggi sicuri fin dall’altro lato della fortezza, risparmiandole invero un buon tratto di strada in balìa della tempesta.

Ok, fine dell’estratto epico, perché sto diventando pesante e chi ha resistito fin qui ha il diritto di sapere come va a finire questa storia.

Il custode mi chiede dunque se voglio che mi accompagni attraverso i parcheggi dei seminterrati fino all’altro lato del palazzo, e me lo chiede stringendo in mano un grosso bastone, sicché c’è poco da rifiutare. Quando penso di essere ormai spacciata e vedo già la scientifica scattare foto del mio cadavere nel garage, arriviamo finalmente dal lato dell’edificio che dà sulle strisce pedonali che mi separano dall’hotel. Ok, sono quasi salva. Pochi passi sotto la pioggia battente e potrò ripararmi in albergo.

Beata innocenza. Il pericolo non viene dall’alto: il vero problema non è la pioggia, che pure cade senza sosta da quasi mezz’ora, ma il fiume in piena in cui si è trasformata la strada a sei corsie. Aspetto che il semaforo diventi verde, trattengo il respiro e inizio a correre più che posso. Ovvero sto quasi ferma. Per guadare la carreggiata impiego in tutto 20 secondi e, arrivata sull’altra sponda, trovo non so bene dove le forze per lanciarmi attraverso il cortile dell’hotel, e da lì dentro la reception. Dove ad aspettarmi trovo tutti i nostri clienti che mi guardano con la tenerezza che si potrebbe avere per un gatto storpio.

Mi trascino in bagno e fondo il motore dell’asciugamani elettrico nell’inutile tentativo di dare un senso ai miei capelli e un colore meno intenso ai miei vestiti.

Ancora bagnata fino alle mutande salgo al ristorante per elemosinare un caffè caldo e mi ritrovo derisa dalla manager, che confessa di aver assistito alla mia traversata e di aver anche chiamato il resto dello staff per godersi lo spettacolo dell’italiana pazza che crede di poter correre più veloce della pioggia.

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2 commenti

Archiviato in Quotidianità moscovita

2 risposte a “Curre, curre, guagliò

  1. Federico

    ahhahahaah troppo esilarante… comunque ricorda:
    “La probabilità di pioggia è inversamente proporzionale alla dimensione dell’ombrello che ti stai portando dietro tutto il giorno.” [Murphy]

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