Archivi del mese: agosto 2012

Quattro cuori senza capanna

E poi arriva la sera in cui, mentre sei ancora in hotel che cerchi di battere il record mondiale di informazioni turistiche fornite in un minuto, arriva una telefonata che ti informa che la padrona di casa sta muovendo verso il tuo appartamento con l’intenzione di cambiare la serratura e buttar via le tue cose.

Senza aver ancora capito bene quale evento abbia provocato l’ira funesta della proprietaria armena, attiviamo il nostro tam tam d’emergenza e avvertiamo la Piccola Katy, a casa per il suo giorno libero, di trincerarsi nell’appartamento e non lasciar entrare nessuno fino a nuovo ordine.

Sconvolte dall’incertezza del nostro futuro prossimo che si sta facendo presente e dalla prospettiva di dover dormire sui divanetti della reception, continuiamo a lavorare mentre il nostro referente russo qui a Mosca si precipita nell’appartamento per contrattare il riscatto della Piccola Katy, presa in ostaggio dalla famiglia armena.

Nelle ore (ORE!) che seguono la situazione si va definendo: la padrona di casa ha trovato un nuovo inquilino pronto ad affittare l’appartamento per più tempo di noi e vuole che ce ne andiamo immediatamente. A sostegno della sua tesi ha pensato bene di far intervenire anche un paio di agenti della polizia.

Quando finalmente riusciamo a liberarci dalle grinfie dei turisti e a far ritorno a casa, l’omino della security all’ingresso del nostro palazzo (che, su ordine della proprietaria, aveva trattenuto Lulu per almeno mezz’ora nel suo gabbiotto senza farla salire) ci lancia uno sguardo diffidente, nemmeno fossimo criminali ricercate dall’Interpole, e ci fa:

– A casa vostra c’è stata la polizia. Che avete combinato?

Anna opta per un approccio un po’ naif:

– Ah sì? Grazie dell’informazione!

E si infila nell’ascensore. Io la seguo a passi incerti, per niente convinta di voler sapere come andrà a finire sta storia.

A casa troviamo la Piccola Katy e Lulu stremate da ore di trattative internazionali. Che però hanno avuto successo: l’appartamento è ancora nostro! Per il momento.

Nel dubbio, meglio far scorta di scatoloni capienti. “Per essere sempre pronte ad impacchettare le nostre cose”, dice la saggia Lulu. Ma la mia mente si è già spostata sul lungofiume, dove, accanto al ponte di vetro di Vorobevy Gory, potrebbe esserci un buon posticino per noi, al riparo dal freddo, in quegli scatoloni…

Lo so, il mio punto di vista non è mai tragico.

La mia futura casa sulla Naberezhnaja

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Il mio cielo su Mosca

Da qualche giorno Mosca si sveglia nervosa, volubile. Al mattino un cielo capriccioso promette ore bagnate, ma presto se ne pente e lascia che qualche impavido raggio di sole lo attraversi per rimbalzare sulle cupole del Cremlino e farsi magia.

Ormai il mio umore è in sintonia col tempo di Mosca.

Quando mi alzo sono un troll inferocito che morde chiunque gli rivolga la parola. La pioggia che imperversa fuori dalla finestra non è che un’appendice del mio malumore mattutino.

Le prime ore di lavoro sono un elettroshock per il mio cervello addormentato: come un automa aziono i neuroni preposti all’assistenza dei turisti e lascio che gli altri sonnecchino ancora un po’. Il cielo di Mosca si divide tra nuvole inferocite e promesse di schiarite all’orizzonte.

Di ritorno a casa a metà mattinata coccolo il mio broncio con una commedia sovietica, di quelle in cui tutti cantano e scherzano, e passeggiano per la Mosca meravigliosa degli anni ’60 e ’70, e in cui i personaggi sono gli esseri più incredibili e affascinanti mai immaginati, e non puoi che innamorartene immediatamente. Spengo il computer e ho ancora in testa il motivetto del film, una di quelle canzoni intense ma allegre che ti affollano la giornata di pensieri positivi. Sono pronta per uscire e assaggiare ancora un pezzo di questa città. Un sole sfrontato illumina Mosca bagnata, più bella che mai.

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Apologia di un pic nic

Quando la fame si fa sentire, quando il caldo dà alla testa, quando avverti la palpebra scendere lenta e inesorabile sui tuoi begli occhioni blu, è ora di un pic nic nel parco sotto casa!

E allora via a gettare in borsa gli asciugamani, il pallone, le bibite e… gli snack! Ci vorrebbe qualcosa di sfizioso.
I pop corn!!!

Pop corn (un po’ troppo) fumanti

Mmm… Magari si potrebbe ripiegare su un po’ di crostata. Sì, quella buona al limone che abbiamo comprato ieri!

C’era una volta una torta…

Ok, quindi andando al parco si passa dal supermercato, sì?

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