Quattro cuori senza capanna

E poi arriva la sera in cui, mentre sei ancora in hotel che cerchi di battere il record mondiale di informazioni turistiche fornite in un minuto, arriva una telefonata che ti informa che la padrona di casa sta muovendo verso il tuo appartamento con l’intenzione di cambiare la serratura e buttar via le tue cose.

Senza aver ancora capito bene quale evento abbia provocato l’ira funesta della proprietaria armena, attiviamo il nostro tam tam d’emergenza e avvertiamo la Piccola Katy, a casa per il suo giorno libero, di trincerarsi nell’appartamento e non lasciar entrare nessuno fino a nuovo ordine.

Sconvolte dall’incertezza del nostro futuro prossimo che si sta facendo presente e dalla prospettiva di dover dormire sui divanetti della reception, continuiamo a lavorare mentre il nostro referente russo qui a Mosca si precipita nell’appartamento per contrattare il riscatto della Piccola Katy, presa in ostaggio dalla famiglia armena.

Nelle ore (ORE!) che seguono la situazione si va definendo: la padrona di casa ha trovato un nuovo inquilino pronto ad affittare l’appartamento per più tempo di noi e vuole che ce ne andiamo immediatamente. A sostegno della sua tesi ha pensato bene di far intervenire anche un paio di agenti della polizia.

Quando finalmente riusciamo a liberarci dalle grinfie dei turisti e a far ritorno a casa, l’omino della security all’ingresso del nostro palazzo (che, su ordine della proprietaria, aveva trattenuto Lulu per almeno mezz’ora nel suo gabbiotto senza farla salire) ci lancia uno sguardo diffidente, nemmeno fossimo criminali ricercate dall’Interpole, e ci fa:

– A casa vostra c’è stata la polizia. Che avete combinato?

Anna opta per un approccio un po’ naif:

– Ah sì? Grazie dell’informazione!

E si infila nell’ascensore. Io la seguo a passi incerti, per niente convinta di voler sapere come andrà a finire sta storia.

A casa troviamo la Piccola Katy e Lulu stremate da ore di trattative internazionali. Che però hanno avuto successo: l’appartamento è ancora nostro! Per il momento.

Nel dubbio, meglio far scorta di scatoloni capienti. “Per essere sempre pronte ad impacchettare le nostre cose”, dice la saggia Lulu. Ma la mia mente si è già spostata sul lungofiume, dove, accanto al ponte di vetro di Vorobevy Gory, potrebbe esserci un buon posticino per noi, al riparo dal freddo, in quegli scatoloni…

Lo so, il mio punto di vista non è mai tragico.

La mia futura casa sulla Naberezhnaja

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