oSTANKIno

Torre di oSTANKI-NOI

L’idea di base era quella di visitare la Torre di Ostankino, uno dei pochi monumenti di Mosca in cui non mi era ancora riuscito di entrare. Lentamente, ma in maniera inesorabile, la giornata si è trasformata nell’ennesimo scontro tra Davide e Golia, in cui, come è ovvio, la parte del gigante spetta alla burocrazia russa, mentre nei panni del nano inerme ci sono – ma guarda un po’ – proprio io.

Uscite dalla metro riconosciamo subito la silhouette della torre, e ci dirigiamo in quella direzione. Una delle cose più impressionanti di Mosca, e che mi frega ogni volta, è il fatto che l’altezza sproporzionata di edifici come questo – ma anche come la Cattedrale del Cristo Salvatore, o i grattacieli staliniani – ti consente di vederli a chilometri di distanza, illudendoti di poterli raggiungere in pochi minuti. La passeggiata verso la torre ben presto si trasforma in una caccia all’oasi nel deserto. Camminiamo per più di un quarto d’ora e poi, ovviamente, manchiamo il lato della recinzione con il portale d’accesso e ci dirigiamo dalla parte opposta, e quando ce ne accorgiamo è chiaramente già troppo tardi e non resta che finire di fare tutto il giro del parco.

Raggiungiamo finalmente le casse, o meglio quelle che crediamo essere le casse, ma che in realtà non sono che un avamposto delle casse, perché per arrivare alle casse c’è da superare ancora una recinzione e camminare per altri cinque minuti buoni. Mi sento Pollicino.

Al banco dove ci si prenota per l’escursione c’è una ragazza che, poverina, parla a monosillabi (male comune in Russia, soprattutto tra il personale preposto al contatto col pubblico), e capite quanto le sia difficile spiegarci che ora ci farà solo una preregistrazione, mentre il pagamento e la vera iscrizione potremo farla solo dopo 15 minuti di anticamera. Da brave italiane, ammazziamo il tempo con uno spuntino.

Passa un quarto d’ora e torniamo alla cassa, dove scansionano i nostri documenti, ci fanno pagare il biglietto e ci danno una tessera elettronica con su scritto il nostro nome che serve ad accedere all’edificio della torre, che – guarda un po’ – è solo laggiù a 7000 km.

Prima però c’è ancora da passare al guardaroba per depositare eventuali oggetti pericolosi (e per oggetti pericolosi qui intendono anche le sigarette di Lulu. Bah).

Ultimo passaggio obbligato: il metal detector e l’ennesimo controllo del passaporto. Io, come sempre, ho dimenticato a casa il mio (perché lo tengo nel cassetto della biancheria per evitare di perderlo. Sì, sono come i vecchi che nascondono i soldi sotto il materasso), e quindi mostro la carta d’identità, che ha le pagine ancora attaccate per miracolo e gli angoli tutti smussati, e che sarebbe scaduta un anno fa ma ne hanno prolungato la validità con un timbro in Municipio.

GUARDIANO: “E questo cos’è?”.

ALE: “Eh, una specie di passaporto italiano, valido a livello nazionale”.

G: “Ma fai sul serio?”.

A: “Sì, certo. Il nostro documento d’identità, come il vostro passaporto ad uso nazionale”.

G: [Ridendomi in faccia coi suoi denti d’oro] “Certo che siete proprio in crisi. Risparmiate pure sui passaporti”.

Come dargli torto?

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2 commenti

Archiviato in Quotidianità moscovita

2 risposte a “oSTANKIno

  1. è successa la stessa cosa per andare sul rockfeller grattacielo a New York. Sono tutti dei fregoni.

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