Incubando

Una delle cose che colpiscono di più gli stranieri è l’ossessione dei moscoviti per la sicurezza. Per entrare in qualsiasi posto affollato – e non parlo solo di aeroporti e stazioni ferroviarie, ma anche di hotel, centri commerciali e supermercati – ci si deve sottoporre al controllo di un metaldetector, e i poliziotti, quelli in divisa e quelli in borghese, pattugliano 24 ore al giorno la città. Ed effettivamente gli attentati terroristici degli scorsi anni sembrano motivare questa nevrosi collettiva.

Per (soprav)vivere in una città che fa dell’ansia da bombarolo il suo chiodo fisso ci sono due modi: il primo (metodo à la russe) è entrare nel loop delle visioni apocalittiche e, convincendosi che ogni passante sia un potenziale nemico pubblico, guardare il prossimo con aria diffidente ed essere sempre pronto a denunciarne ogni movimento sospetto; il secondo (metodo à l’italienne folle) è sublimare le proprie ansie nei sogni.

Di seguito un resoconto delle mie ultime visioni notturne:

  1. Centro di Mosca. Sto accompagnando un gruppo di turisti in stazione. Un’automobile arriva sfrecciando e, senza nemmeno accennare a frenare, frantuma le vetrate d’accesso e si schianta contro le arcate della stazione. Tutti i passanti si avvicinano per capire cos’è successo e in pochi istanti nell’androne sono stipate centinaia di persone. Il mio sesto senso da supereroe mi dice che c’è qualcosa di strano. Ma certo: è un diversivo! Qualcuno ha voluto che il maggior numero possibile di persone si radunasse in quel punto della stazione e per questo ha pensato bene di metter su quella scena con la macchina. Faccio appena in tempo a dare l’allarme ai turisti e ad allontanarmi di qualche metro, che una bomba esplode da dentro il portabagagli dell’auto. Morale del sogno: se volete salvarvi, vi conviene essere clienti di SuperAle.
  2. Casa nostra a Mosca: un enorme edificio di 30 piani con negozi, uffici e abitazioni. Dall’interfono (ce n’è davvero uno nel nostro palazzo???) ci comunicano che la Russia, e in particolare la città di Mosca, è stata attaccata dalle truppe nemiche (di che nazione/etnia/religione???), che stanno rastrellando uno ad uno gli edifici del nostro quartiere. Inutile scappare: sono già al piano terra e hanno preso il controllo degli ascensori. Non c’è via d’uscita. Apro la porta e vedo i miei vicini che, rassegnati alla morte imminente, stappano una bottiglia di vodka e me ne offrono un bicchierino (w gli stereotipi!). Decido che non posso arrendermi così, che sono ancora giovane. Non ci sto. Come farebbe Mc Gyver, uso forchette e coltelli per scavare un buco nello schienale del divano in cui nascondermi durante il rastrellamento. Nel palazzo muoiono tutti tranne me. Morale del sogno: a nascondino rimango la più forte dell’universo.

Ultimamente Freud ha guadagnato parecchie posizioni nella lista dei grandi del passato che mi sarebbe piaciuto conoscere.

Sarà più adatto il metodo Freud o il metodo Peanuts?

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2 commenti

Archiviato in Quotidianità moscovita

2 risposte a “Incubando

  1. non so se mi piace più il post o le tag che hai usato. 😀

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