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Made in Moscow (Kazakhstan)

Healthy eating in Moscow

In condizioni di estrema necessità il nostro cervello è in grado di trovare soluzioni inaspettate a quesiti apparentemente irrisolvibili. Succede, ad esempio, quando si è all’estero da un po’, e lo stomaco inizia a inviare nostalgici SOS culinari che si materializzano in lacrimevoli flashback di cibi dimenticati. In situazioni come questa, essere italiani è una tara che può portare alla rovina.
I nostri stomaci, infatti, sono abituati a ingerire ingredienti genuini, e sigle come DOC, DOP e IGP sono per noi sinonimi di qualità. Cercare di attenersi ai propri principi alimentari in un Paese come la Russia… sì, sembra l’inizio di una buona barzelletta.

Ne sa qualcosa la Piccola Katy – “vegetariana in transito verso il veganismo”, come si autodefiniva a quei tempi -, che non appena arrivata a Mosca si è cimentata in questo improbabile dialogo con la vecchina di fiducia che ci vendeva frutta e verdura:

P.K.: “Salve, vorrei un kg di pomodori. Però mi può dire da dove vengono? Cioè, li coltiva proprio lei? E se sì, dove? La dacia dove si trova il suo orto è più vicina alla città o all’aeroporto?”.
V: “…”
P.K.: “Magari invece dei pomodori prendo queste zucchine. Sembrano buone, o almeno di dimensioni non palesemente transgeniche come quelle del supermercato. Ah ah!”.
V: “…”
P.K.: “Ma lei è proprio di Mosca?”.
V: “Più o meno”.
P.K.: “Cioè?”.
V: “Del Kazakistan”.

Superfluo aggiungere che da quel giorno abbiamo dovuto comprare frutta e verdura al supermercato, dato che la vecchina aveva un brivido di terrore solo a veder passare la Piccola Katy davanti al suo chiosco. E d’altra parte, anche la Piccola aveva capito che il concetto russo di Indicazione Geografica Protetta comprende almeno l’intero territorio dell’URSS.

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